2 GIUGNO 1946: LE DONNE ALLE URNE
Schema d�intervista
Moretto Giuseppina, 87 anni.
"26 anni."
| "Io vivevo con la mia famiglia a San Stino di Livenza (Ve). Ero una mezzadra. |
Durante la guerra la vita era molto dura. Le donne ed i bambini mangiavano sempre polenta e fagioli o polenta e latte, mentre gli uomini anche bestiame come le oche o le anatre. Avendo un contratto agricolo con il nostro proprietario, gran parte del nostro raccolto (e ce n�era molto, poich� il territorio era veramente vasto) doveva essere dato a lui. Se mi ricordo bene, tutto il frumento dovevamo darlo a lui, la polenta e l�uva per met�, mentre il resto, come il latte ed il bestiame, era nostro. Certo, di cibo non ce n�era in abbondanza, ma c�era gente che stava peggio di noi.
Mi ricordo che durante i bombardamenti dovevamo scappare dai campi, ma era difficile, perch� erano pieni di buche. A circa 250 m dalla nostra casa c�era un fiume con un ponte ferroviario molto importante, perch� era l�unico collegamento per Trieste. Ricordo che si raccontava che i treni che passavano percorrevano una linea segreta tedesca. Per impedire il passaggio, il ponte era ininterrottamente bombardato; ricordo che un giorno accadde per ben diciotto volte di seguito. Un pomeriggio riuscirono a buttarlo gi�, ma non del tutto, poich� colpirono solo la testata. Sulla "storia" di questo ponte il paese aveva persino inventato una canzone intitolata "24 maggio".
Fu per me una bruttissima esperienza vedere tre bimbi, che stavano portando il bestiame al pascolo, uccisi da una bomba.
Un aereo, che buttava gi� bombe a "farfalla", l�avevamo battezzato col nome di Pippo. Ogni sera passava sulle nostre teste e, se notava una luce all�interno della cascina, bombardava. Perci� avevamo oscurato tutte le finestre, ma mi ricordo che una sera, mentre eravamo dentro la stalla per riscaldarci, la luce della nostra lampada a petrolio fu avvistata e cosi bombardarono la nostra casa, ma fortunatamente la bomba cadde a circa un 1 km da noi."
| "Si, mio fratello e mio cognato al fronte." |
| "Sicuramente fu per tutti un grande sollievo. Il mio era un paesino, quindi certamente i sentimenti che una persona, che abitava all�interno di una grande citt�, provava erano diversi. Ricordo che a mia figlia Francesca piaceva andare sulla Triestina, la principale via del paese, per ricevere le caramelle dagli Americani che arrivavano vittoriosi. Ricordo ancora lo slogan che cantavano tutti i paesani al passaggio degli Americani: "Avanti Inglesi ed Americani, fuori i Tedeschi ed i repubblicani." La gioia per la fine della guerra era tanta." |
Che ricordi ha di quel giorno e di quella esperienza?
� "Mi aveva accompagnato mia mamma Francesca, ricordo che strada facendo
non mi disse nulla. Per me l�atto di votare fu una grande soddisfazione."
| "Eccome!" |
| " Per niente, non si conosceva, almeno a casa mia, la politica. Non c�erano i soldi per comprare i giornali, tanto meno una radio. Votai alla cieca" |
| "No." |
| "Repubblica." |
� "Assolutamente si, lo ha ancora oggi!"
- Come aveva maturato la sua scelta elettorale? Aveva chiesto consiglio a qualcuno o qualcuno le aveva spiegato come votare?
| " Non avevo chiesto consiglio a nessuno, anche se comunque i discorsi della gente un po� mi influenzarono. Sinceramente non ricordo neanche che qualcuno mi spieg� come votare!" |
| "Moltissima!" |
� " Speranza di miglioramenti. Tutti votammo la Repubblica."
� "Purtroppo no, c�era molta ignoranza."
� "Molto bene. In famiglia non se ne parl� molto, ma mi ricordo che nelle piazze non si parlava d�altro."
| " Penso che la donna oggi abbia conquistato molti diritti, che comunque non hanno lo stesso valore di quelli degli uomini. Mi sembra che le donne non siano equamente rappresentate. |
� "Eccome. Prima di tutto riguardante l�insegnamento: le ragazze non potevano studiare. Poi, anche se pu� sembrare una banalit�, e forse lo �, il fatto che le donne non potevano mangiare coi mariti a tavola, erano obbligate a mangiare sulle scale."
a cura di Francesca Rizzo